Antonio di vincenzo
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Mastoplastica additiva

Durata intervento

L'intervento ha una durata di circa 60 minuti

Anestesia

Per questo intervento si consiglia un anestesia in sedazione

Ricovero

Il ricovero in questo caso non è necessario.

Ritorno al sociale

Si può tornare alla vita normale in soli 5 giorni!

Attività lavorativa

Si può riprendere la normale attività lavorativa dopo circa 7 giorni di riposo.

Attività fisica

Per quanto riguarda l'attività fisica si consiglia di iniziare non prima dei 30 giorni di riposo.

Prima / Dopo

Introduzione

L’intervento di chirurgia estetica per ottenere un aumento del seno, è la mastoplastica additiva con utilizzo di protesi per l’ingrandimento dei seni (solitamente di silicone).

Di protesi per l’ingrandimento del seno ne esistono varie forme e volumi ed esse sono scelte in rapporto alle dimensioni del torace, dei seni e da quanto emerge dal colloquio tra chirurgo e paziente durante la valutazione pre-operatoria che precede la mastoplastica additiva.

La superficie delle protesi utilizzate nell’intervento di mastoplastica additiva per l’aumento dei seni è rugosa.

Il lavoro e le attività sociali dovrebbero essre ridotte per almeno 7-10 giorni, soprattutto se la protesi viene posizionata sotto al piano muscolare.

Prescrizioni per l' intevento di mastoplastica additiva

Nelle pazienti più giovani si richiede un’ecografia, mentre sopra i 35-40 anni è necessaria la mammografia pre-operatoria.

Gli esami del sangue devono essere completi con elettrocardiogramma.

Si richieda l’acquisto di un reggiseno sportivo della taglia stabilita, modellante, da indossare dopo intervento di aumento del seno e per le settimane successive.

I farmaci contenenti acido acetilsalicilico e gli antinfiammatori devono essere sospesi per due settimane prima dell’intervento di mastoplastica additiva.

Prima dell' intervento deve essere osservato digiuno di almeno 8 ore da cibi solidi e bevande.

Valutazione pre-operatoria mastoplastica additiva

Il chirurgo estetico-plastico illustra alla paziente il tipo di protesi per l' aumento dei seni e l' incisione per introdurle e la loro posizione rispetto al muscolo gran pettorale.

Vie d’accesso per introdurre le protesi:
- Periareolare (la cicatrice interessa la metà inferiore dell’areola), di prima scelta
- Al solco mammario

Posizione e forma della protesi per aumento del seno

Le protesi possono essere inserite sotto oppure sopra il muscolo gran pettorale.

Nelle pazienti molto magre con pelle particolarmente sottile è indicato l’impianto sotto il muscolo del seno per la minore visibilità delle protesi.

Noi preferiamo quasi sempre la sede sottomuscolare.

In tutti i tipi di pazienti le protesi posssono essere rotonde, che riempiono di più il polo superiore, o anatomiche (dette anche “a goccia”) che proiettano maggiormente la regione che va dalla areola al solco sottomammario, mentre sono più sottili al polo superiore.

La scelta va discussa con la paziente con l’aiuto di foto esplicative.

Nel caso di seno ptosico (caduto) deve essre scelta la protesi anatomica che, oltre ad ingrandirla, riesce a spingere verso l'alto la mammella.

Differenze apprezzabili di volume fra le due mammelle possono venire corrette mediante l' inserimento di protesi di volume diverso; in questi casi, peraltro, una simmetria perfetta è impossibile da ottenere.

Tecnica operatoria

In anestesia locale associata a sedazione per via endovenosa ed in sala operatoria attrezzata si esegue l’incisione stabilita e si crea una tasca sotto la ghiandola mammaria o sotto il muscolo pettorale secondo il programma prescelto.

L’emostasi deve essere accurata segue l’introduzione dei drenaggi in aspirazione e quindi viene inserita la protesi e valutata, a paziente semiseduta la forma e la simmetria.

Si sutura a strati il sottocute e la cute.

Un bendaggio od un reggiseno conformante conclude l’intervento di aumento del seno.

Caratteristiche delle protesi mammarie
Indipendentemente dalle dimensioni e dalla forma, le protesi mammarie sono formate da un involucro di silicone che contiene gel di silicone o altre sostanze (soluzione fisiologica, idrogel).
La tipologia delle protesi impiantate deve corrispondere a quanto segnalato nel tagliando di identificazione del prodotto che verrà consegnato dopo l’intervento.
Le protesi contenenti gel di silicone sono quelle fino ad oggi maggiormente usate (più di tre milioni di donne ne sono portatrici) e di cui, grazie ad un’esperienza clinica più che trentennale, sono meglio conosciuti i risultati clinici a distanza, con riferimento sia ai risultati estetici, sia alle possibili complicanze o effetti indesiderati.
Studi allargati a grandi numeri di donne portatrici di protesi contenenti gel di silicone hanno potuto dimostrare che:
1. le protesi mammarie non influiscono in alcun modo sulla formazione e sullo sviluppo di un tumore, né sulla sua cura;
2. non esiste prova che malattie autoimmunitarie siano state causate dalle protesi: si tratterebbe di casuali coincidenze;
3. le eventuali difficoltà diagnostiche incontrate in corso di mammografia possono essere superate da un radiologo esperto mediante particolari manovre e proiezioni aggiuntive oltre che, laddove ritenuto opportuno, mediante un’eventuale risonanza magnetica nucleare.
Mentre in Italia l’utilizzo di protesi contenenti gel di silicone non è mai stato sospeso, dal 2006 è stato riammesso negli Stati Uniti d’America anche per le finalità estetiche. È bene ricordare che il silicone (i cui elementi fondamentali sono il silicio e l’ossigeno) è il costituente anche di numerosi altri prodotti utilizzati in Medicina (cateteri, rivestimenti di “pace makers”, sonde, ecc.) ed è contenuto nell’acqua che beviamo.
Per quanto riguarda le dimensioni, la scelta dipende entro certi limiti dalle preferenze della paziente. Dovranno infatti essere rispettate alcune regole di equilibrio armonico: una protesi di grandi dimensioni non si adatta al torace sottile di una donna piccola e magra.
Per quanto riguarda la forma, esistono protesi rotonde, con base circolare, e protesi “anatomiche” cosidette “a goccia”.
Ciascun tipo di protesi, a parità di altezza e di larghezza può avere una proiezione (cioè un profilo) di dimensione variabile, tale da conferire alle nuove mammelle una sporgenza anteriore più o meno accentuata.
In sintesi, la scelta della protesi più adatta dipende fondamentalmente dalle dimensioni della mammella e del torace della donna.

Decorso post-operatorio
Nel periodo post-opeatorio potrà essere avvertito in regione pettorale un certo dolore, più accentuato nel caso in cui le protesi siano state posizionate sotto il muscolo pettorale, che regredirà nel giro di pochi giorni.
In caso siano stati posizionati, i drenaggi aspirativi vengono solitamente rimossi dopo 12-48 ore. Nel caso sia stata eseguita una medicazione, questa può essere rimossa dopo alcuni giorni e può essere sostituita dal reggiseno prescritto dal chirurgo che dovrà essere utilizzato giorno e notte per più di un mese. Può essere prescritto, se ritenuto opportuno, per alcune settimane l’uso di una fascia elastica contenitiva allo scopo di mantenere posizionate le protesi nella sede opportuna.
Un rialzo termico è spesso rilevato nei primi giorni post-operatori; non è necessariamente segno d’infezione, ma deve essere segnalato al chirurgo.
Per alcuni giorni dopo l’intervento può rendersi necessaria la prosecuzione della terapia antibiotica.

Per i primi 3-4 giorni post-operatori è raccomandato il riposo, con particolare attenzione a non utilizzare i muscoli pettorali (ad esempio, non forzare sulle braccia per alzarsi dal letto, non sollevare pesi). A letto è bene riposare con il busto rialzato.
Dovrà inoltre essere evitato il fumo: colpi di tosse in questo periodo potrebbero indurre sanguinamenti a livello delle parti operate.
Per le prime 2 settimane dovranno essere evitati ampi movimenti con le braccia, il sollevamento di pesi e l’attività sessuale, che potrà essere ripresa con cautela dopo tale periodo.

Precauzioni durante la convalescenza
Dopo la rimozione dei punti potrà essere ripresa l’attività lavorativa.
Per circa un mese dovrà essere ogni tipo di attività sportiva e l’esposizione diretta al sole o ad eccessive fonti di calore (ad esempio, sauna, lettino abbronzante, ecc.) durante tale periodo, inoltre, dovrà essere evitata la posizione prona (“a pancia in giù”).
Si raccomanda di segnalare la presenza di protesi all’atto delle successive visite senologiche ed indagini diagnostiche (mammografia, ecografia, risonanza magnetica nucleare: RMN, tomografia assiale computerizzata: TAC).
Si ricorda l’importanza di conservare e di esibire ad ogni visita di controllo il documento identificativo delle protesi.

Possibili Complicanze

Possibili complicazioni
Qualsiasi procedura chirurgica, per quanto di moderata entità ed eseguita su pazienti in buone condizioni generali, comporta la non prevedibile possibilità di complicazioni generali.
Statisticamente si può affermare che in persone in buone condizioni generali, i cui esami clinici pre-operatori non dimostrino alterazioni significative, l’insorgenza di complicazioni gravi o gravissime è rara.
Al pari di ogni altro tipo di intervento chirurgico la mastoplastica additiva può dare luogo a complicazioni sia anestesiologiche (che verranno discusse durante il colloquio con il medico anestesista) che post-chirurgiche generali, nonché a complicazioni specifiche.
Fra le complica zio ni di ca ratt ere general e sono da ricordare: l’emorragia, l’ematoma, il sieroma, l’infezione e del complesso areola-capezzolo, la riapertura spontanea della ferita.

• Un modesto sanguinamento della ferita rientra nella normalità. Se di entità importante (emorragia) può richiedere un reintervento chirurgico.
• La formazione di ematomi, conseguente a sanguinamenti nella sede di impianto della protesi, può verificarsi nei primi giorni dopo l’intervento. Si manifesta con repentini aumenti di volume o forti dolori localizzati ad una mammella, che devono essere immediatamente segnalati al chirurgo. In caso insorgano ematomi di una certa entità, infatti, è necessario provvedere all’aspirazione o al drenaggio del sangue. Se ciò non fosse sufficiente, sarà necessario un intervento chirurgico per rimuovere la protesi e reinserendola dopo aver fermato il sanguinamento.
• La formazione di sieromi consiste nell’accumulo, attorno alla protesi, di variabili quantità di liquido giallognolo e trasparente, chiamato “siero”. Raccolte di modesta entità si riassorbono spontaneamente, mentre raccolte di più cospicue possono richiedere l’evacuazione chirurgica, come sopra specificato e proposito degli ematomi.
• Le infezioni sono rare, ma, se non dominabili con gli antibiotici, possono rendere necessaria, seppure molto raramente, la rimozione delle protesi e l’attesa di alcuni mesi prima del loro reinserimento.
• La riapertura spontanea della ferita (deiscenza), molto rara, nei casi più gravi può comportare l’esposizione della protesi (si veda oltre). Tra le complicazioni specifiche si segnalano la retrazione della capsula periprotesica (contrattura capsulare), la rottura della protesi, lo spostamento della stessa (dislocazione e/o rotazione), l’esposizione della protesi e le alterazioni della sensibilità della pelle.
• In una modesta percentuale di casi, in genere alcuni mesi dopo l’intervento, si verifica la retrazione della capsula cicatriziale che circonda le protesi. La protesi mammaria rappresenta un corpo estraneo, al pari di una valvola cardiaca artificiale, di una protesi d’anca; è naturale che l’organismo reagisca circondando la protesi con una membrana connettivale (capsula periprotesica), per separarla dei tessuti circostanti. Nella maggior parte dei casi la mammella con protesi rimane morbida. In altri casi invece, a causa di una reazione eccessiva dei tessuti, la capsula periprotesica subisce un progressivo ispessimento e si contrae. Tale evenienza (retrazione della capsula periprotesica) può indurre una fastidiosa sensazione di tensione dolorosa e talora un’alterazione della forma della mammella; può altresì verificarsi lo spostamento laterale o verso l’alto della protesi con una conseguente asimmetria mammaria. Con l’utilizzo di protesi dotate di una superficie ruvida (“testurizzata”) il rischio di retrazione della capsula è valutabile in circa il 5% dei casi, ed è ancora minore qualora la protesi, anziché dietro la ghiandola mammaria, venga inserita dietro il muscolo pettorale. Ai primi sintomi il medico provvederà a far assumere alla paziente delle compresse costituite da un antinfiammatorio specifico per uno o due mesi.
Qualora la retrazione della capsula periprotesica sia di grado marcato, può essere opportuno procedere nella sua incisione o asportazione. A volte, nonostante tale intervento correttivo, la contrazione della capsula può verificarsi nuovamente.
• Una complicanza rara è la rottura della protesi, che può verificarsi in occasione di forti traumi locali (ad esempio, le contusioni toraciche contro il volante o da cintura di sicurezza in corso di incidenti automobilistici), ma a volte anche spontaneamente, senza trauma importante apparente; il rilievo di variazioni della forma o della consistenza della mammella dovranno quindi indurre la paziente a consultare il chirurgo. Qualora il sospetto di rottura venga confermato dall’esame ecografico e/o dalla risonanza magnetica nucleare, sarà necessario procedere alla rimozione della protesi ed all’eventuale sostituzione.
• La rotazione od capovolgimento della protesi non crea generalmente particolari problemi in caso di protesi di forma rotonda, mentre può essere visibile in caso di protesi anatomiche e richiedere in tale eventualità un intervento correttivo. Se la rotazione è recidivante, a causa di una scarsa tenuta dei tessuti, bisogna valutare con il chirurgo la possibilità di passare alle protesi rotonde.
• L’intervento di mastoplastica additiva non inibisce l’allattamento.

Risultati
L’effetto migliorativo della mastoplastica additiva risulta immediatamente apprezzabile. Il gonfiore successivo non rende peraltro valutabile il risultato dell’intervento per qualche mese, ed il risultato definitivo risulta pienamente evidente 4-6 mesi circa dopo l’intervento.
È sempre auspicabile l’ottenimento di un risultato naturale; ciò significa ottenere una giusta proporzione fra le dimensioni della mammella e la struttura fisica della paziente. Non sempre tuttavia questo è possibile: in particolare, ma non solo, nelle donne magre, con ghiandole mammarie poco sviluppate, la protesi può risultare maggiormente apprezzabile nei suoi profili. Ciò può determinare un aspetto artificioso non solo al tatto (palpabilità) ma anche alla vista, talora sotto forma di ondulazioni superficiali della pelle (“rippling” - “wrinkling”). La palpabilità delle protesi è più frequente subito al di sopra del solco sottomammario e nei quadranti laterali.
Il risultato ottenuto è suscettibile di variazioni nel tempo in relazione a possibili gravidanze, allattamenti, variazioni ponderali ed invecchiamento.

Cicatrici ed altre sequele
Le cicatrici cutanee residuate all’intervento sono generalmente poco visibili, anche perché situate in pieghe naturali (solchi sottomammari) o in corrispondenza di cute pigmentata (areole mammarie). È necessario ricordare che, per quanto la sede dell’incisione possa essere programmata, è possibile che la cicatrice finale non cada nel nuovo solco sottomammario, ma possa essere dislocata rispetto ad esso; inoltre, a seconda delle caratteristiche della cute areolare e delle differenze cromatiche rispetto alla cute della regione mammaria, la cicatrice può essere più o meno visibile.
La qualità delle cicatrici varia con il passare dei mesi e dipende in gran parte dalla reattività cutanea individuale, generalmente la loro visibilità diminuisce con il tempo.
Inizialmente le mammelle possono apparire leggermente più alte del normale, in particolare quando le protesi vengono posizionate sotto i muscoli pettorali. In caso d’impianto in sede retropettorale, può rendersi evidente, durante la contrazione dei muscoli pettorali, lo spostamento delle protesi in rapporto al muscolo con conseguente alterazione della forma di una o entrambe le mammelle (“deformità dinamica”).

Metodi alternativi
Le mammelle possono essere aumentate di volume anche senza l’uso di protesi con metodiche alternative, quali l’inserimento di grasso prelevato dalla stessa paziente o l’utilizzo di un dispositivo esterno a pressione negativa.
Il loro utilizzo è ancora dibattuto nella comunità scientifica internazionale.

Informazioni generali sulla chirurgia plastica estetica
Lo scopo della Chirurgia Plastica Estetica è quello di correggere difetti o dismorfie di varia natura. Chi si aspetta dalla Chirurgia Plastica Estetica trasformazioni miracolose è destinato ad inevitabili delusioni.
La Chirurgia Plastica Estetica comporta atti medici e chirurgici e, poiché la chirurgia non è una scienza esatta, non lo è nemmeno la Chirurgia Plastica Estetica. Si deduce che non può essere pronosticata in modo preciso la percentuale di miglioramento del difetto da correggere, l’entità e la durata del risultato e la qualità delle cicatrici residue. È necessario sottolineare che alcuni fattori condizionano il risultato finale: fra questi, in primo luogo, ma non solo, i processi di guarigione e di cicratrizzazione che continuano per mesi dopo l’intervento e non sono completamente controllabili dal chirurgo né dal paziente, le condizioni generali di salute e le abitudini di vita del paziente, la sua età, le caratteristiche specifiche della pelle e del tessuto sottocutaneo, l’aspetto fisico e le influenze ormonali ed ereditarie. Tali elementi, insieme ad altri fattori, influenzano la variabilità del risultato finale. Ogni atto chirurgico, così come la Chirurgia Plastica Estetica, produce inevitabilmente sequele, di differente entità a seconda del tipo d’intervento e del caso specifico, che devono essere valutate prima di sottoporsi all’intervento: fra queste inevitabili sono le cicatrici. Il più delle volte, peraltro, a seguito di tali interventi, le ferite chirurgiche, situate lungo pieghe o solchi naturali, o comunque occultate per quanto possibile in sedi difficilmente accessibili allo sguardo, appaiono poco visibili, ma in realtà sono permanenti e indelebili.
Talora, a causa di una particolare predisposizione individuale, di sopravvenute complicazioni post-operatorie o di una scarsa attenzione del Paziente ai suggerimenti impartiti, le cicatrici possono risultare di qualità scadente. È bene quindi ricordare che il chirurgo plastico può garantire solo le ferite suturate con grande precisione, non delle cicatrici invisibili.
Come in qualsiasi tipo di chirurgia, anche in Chirurgia Plastica Estetica, sono possibili errori e complicanze. I primi, imprevedibili e indesiderabili, e le seconde, prevedibili e a volte inevitabili, rientrano fra i rischi che ogni Paziente deve considerare prima dell’intervento. Di conseguenza, per i suddetti motivi, pur rispettando le regole della Chirurgia Plastica, l’intervento potrebbe non determinare, seppure in casi particolari, il conseguimento degli obiettivi e del risultato auspicato che, di conseguenza, non può essere garantito o assicurato.